ago 10

25th April – Il grande salto
Il gruppo di amici israeliani che ha riempito la camerata si e’ pure permesso di fare le ore piccole la notte pero’ la mattina sono tutti in piedi sul presto; io cerco di lasciare la camera prima che rientrino con l’odore del dopobarba al seguito.
La partenza del bus e’ verso le 11 ma il giorno prima ho prenotato via web troppo tardi e non sono nella lista delle persone in partenza, quindi con un po’ di anticipo mi piazzo davanti al mezzo arancione parcheggiato davani ad un altro backpacker e aspetto che gruppo e cocchiere escano e mi dicano se mi posso unire.
Nel mentre prego la mia buona stella che ci siano almeno due faccie simpatiche perche’ I prossimi giorni le tappe sono in posti un po’ dispersi dove non penso sara’ molto facile staccarsi dal gruppo.
Compaiono due ragazzi e due ragazze: non troppo giovani, non troppo musoni, con scarponi, pantaloni sportivi e pile. In piu’ c’e’ questo ragazzo robusto che cammina trascinando I piedi ma su questi non indossa scarpe ma solo calzettoni pesanti.
Mi saluta, gli dico che non sono prenotata ma mi risponde che dovrebbero esserci molti posti liberi quindi non ci sono problemi.
Salgo, mi presenta gli altri che sembrano simpatici, mi spiega il programma della giornata e mi dice che alle 4 ci fermiamo in un posto perche’ gli altri faranno skydive “vuoi farlo anche tu?” io: “uhmm…why not?”; non so come mi e’ venuta sta risposta ma in due secondi ho pensato che mi sarebbe piaciuto buttarmi con paracadute prima o poi e da sola non ci sarei mai andata e quel gruppo mi ispirava, quindi vada per il salto nel vuoto nemmeno pensato o previsto fino a trenta secondi prima.
L’inizio e’ buono anche se la seconda cosa che mi viene detta e’: ci andiamo a prendere qualcosa da Subway per pranzo, ti va?
oramai mi ero unita al gruppo e anche se subway mi fa piu’ paura dello skydive non ho rifiutato e ho seguito la massa.
nel fare tutto cio’ mi sono accorta che le calze dell’autista puzzano come il colera, e non so se sono le calze o I piedi o quello che ci si azzecca sotto le calze quando cammina, visto che di mettere le scarpe pare proprio non abbia nessuna intenzione anche quando ripartiamo con il bus.
Nel percorso raccogliamo altre tre ragazze quindi il gruppo si chiude con un totale di 8 persone di cui due (due diciottenni olandesi) si fanno un po’ I fatti loro.
Ci si ferma in una fabbrica di cioccolato e in una vineria con degustazione di 5 vini e io intanto penso che non e’ che devo proprio lanciarmi anche se la mattina ho detto di si’…
Arrivati al posto prestabilito ho un attimo di esitazione data anche dal costo di questa pazzia, ma gli altri compilano il modulo e io penso che la mattina avevo detto di si’ nell’incoscienza e per una volta potrei anche seguirla questa incoscienza…
senza nessun dubbio invece rifiuto il video/dvd che ti fanno mentre ti butti correlato con tanto di intervista prima e dopo e con la tua facciona sempre in primo piano.
compilo e firmo non so cosa. mi imbragano con tuta e qualcosa che spero mi salvera’ la vita e si sale sul mini aereo.
ci si siede letteralmente in braccio al tuo istruttore e si sta a meno di due centrimetri dalla porta scorrevole che a sorpresa si aprira’, io sono ultima a salire e quindi la prima a scendere.
Sono sorprendentemente tranquilla e questo mi preoccupa.
l’uomo su cui sono seduta se la ride con l’altro istruttore cantando “se sei felice, tu lo sai batti le mani” usandomi come marionetta.
A 5000 piedi mi dice che sara’ a quella altezza che si aprira’ il paracadute e io mi domando a quale altezza si decidera’ a dirmi qualcosa tipo cosa devo fare o quale santo devo pregare.
Ero tranquilla, veramente, ma inizia a salirmi un po’ d’ansia e allora gli chiedo che cosa devo fare e lui mi dice: just have fun.
A quota 10000 piedi mi dice che siamo totalmente legati e che quando si esce devo sorridere alla telecamera tenerele gambe a penzoloni e le braccia incrociate finche lui non mi dira’ di aprirle.
A quota 12000 si apre la porta e sono gia’ praticamente nel vuoto. Forse non avevo capito bene ma pensavo che come avessi messo le gambe fuori sarei stata a caduta libera invece io sono fuori completamente e lui e’ ancora seduto sul bordo e visto che siamo legati io sono li’ sospesa.. dopo cento sorrisi alla telecamera (ma chissenefrega) “ready, go!”
Una sensazione stranissima anche perche’ appena lanciati si va sottosopra in una specie di capriola, una forza contraria densissima e un’aria gelida.
Le braccia aperte
Sto volando mi dico!
Poi il paracadute e li’ e’ una frenata fortissima che le ginocchia mi arrivano quasi in faccia.
Da li’ in poi e’ forse anche piu’ divertente per me ed e’ anche quello che mi e’ rimasto piu’ in mente perche’ di tutto quello che e’ successo prima ho ricordi a pezzetti.
Sembra di essere su un’altalena e di scendere pianissimo, non posso smettere di guardarmi I piedi, le scarpe e I tetti delle case, le strade che sono piccoli piccoli.
Al momento dell’atterraggio ti accorgi che poi tanto piano non stavi andando ma l’impatto con il terreno e’ dolcissimo.
Stretta di mano con l’istruttore che mi chiede se mi tuffero’ ancora…non lo so ma penso di si’!


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