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2°
settimana 1° TOUR 2-3-4 ottobre
Atterriamo ad Ayers Rock; l'aereo si "parcheggia" in mezzo alla pista
e si raggiunge a piedi l'aeroporto che più che altro sembra un autogrill
con tetto a falde e mattoni faccia a vista. All'uscita ci attendono sul
pulmino i componenti del gruppo di cui faremo parte per questi tre giorni.
La prima impressione non è delle migliori, non è proprio quello che si
dice un gruppo di giovincelli: 4 signore americane sui settanta, 3 francesi
sui sessanta, due coppie giovani ma per i cavoli loro, madre e figlia
inglesi, due ragazzi sul taciturno e una signora texana.
Infine lui: Brat, la nostra giuda, vero prototipo dell'australiano di
queste zone; pantaloncini corti, maglietta (sempre la stessa), cappellino,
scarponcini tipici con calzino, panzetta da birra, sigaretta e sorriso
sempre stampato. Tutto corrisponde tranne il sorriso, anzi impareremo
presto conoscere i suoi modi grezzi, come se non bastasse quando parla
è veramente incomprensibile e io rinuncio in fretta ad ascoltarlo; avevo
già capito a Sydney che il mio inglese faceva acqua da tutte le parti
ma adesso getto proprio la spugna. Arrivati al camping ci sistemiamo nelle
nostre tende, all'interno ci saranno circa 45 gradi, pranziamo (il primo
di una lunga serie di pasti tutti a base sempre delle stesse cose) e sistemiamo
la cucina. Michelle insapona i piatti e Mark li asciuga...sì, il risciacquo
non è contemplato ma andate a dire voi qualcosa a uno che sembra il fratello
grosso di un giocatore di wresling con tanto di tatuaggio, o a sua moglie
che ad occhio e croce potrebbe batterlo a braccio di ferro!
Suvvia in fondo in quei piatti di latta ci dobbiamo mangiare solo per
tre giorni e poi ciò che non strozza, ingrassa! Brat fa l'elenco delle
cose necessarie in questi giorni: crema solare, retina insetti, torcia,
scarpe da trekking, borraccia e mi rendo conto che non ho niente di tutto
ciò! Poi basta guardarmi attorno per capire che sono la più sgarruppata
in fatto di attrezzatura: anche le sciure americane hanno il loro bel
gilerino da Indiana Jones con quattrocento tasche… Io in mezzo a queste
marmotte non più giovani sembro Del Piero nelle interviste del prepartita
con adidas-ciabatta a suola assolutamente liscia, maglietta della federazione
italiana calcio e calzoncini da tennis!!!
Meta del pomeriggio le Olgas, il loro incredibile skyline è esaltato dal
contrasto rosso-blu della roccia con il cielo terso. Nel tardo pomeriggio
raggiungiamo l'Ayers Rock per ammirare da lì il tramonto sulle Olgas.
Sembra di vedere i fedeli aspettare il miracolo di S.Gennaro ma il colore
del monolite non si avvicina neanche lontanamente a quello che si vede
in cartolina... forse abbiamo beccato il giorno no ma va bene lo stesso.
Affamati torniamo al nostro accampamento per una grigliatona preparata
in blocco dalle americane: la texana è nel suo habitat, io invece ascolto
il consiglio di una newyorkese e rovino la carne con una salsa stomachevole
(a suo avviso una prelibatezza)...vatti a fidare di una settantenne con
una rosa tatuata su una caviglia! Larry, il canadese, lava i piatti e
la sua tecnica ci fa rimpiangere quella di Mark e Michelle ma sorvoliamo....
Infine la sospirata doccia, anche se a voler guardare si fa per sport
perché tanto tra i bagni e le tende si passa in mezzo alla sabbia rossa
e in cinque minuti sei come prima…. ma almeno non puzzi! Nel dopocena
Liz, Stefi e Paola si trattengono a parlare con gli altri, io invece sono
un po' orso e me vado a dormire.
La sveglia all'alba è veramente una botta per non parlare della scalata
all'Ayers che ci aspetta... Alessandro e Paolo ci avevano avvisato ma
pensavo esagerassero un po', anche perchè alla salita mi ero preparata
ma quella è una scalata nel vero senso della parola! Il primo tratto è
massacrante anche se ti puoi aiutare con le corde. Sostiamo alla fine
del percorso con le catene, il più è fatto ma adesso arriva il vero problema:
il vento fortissimo; ti senti veramente portare via e così decido di aspettare
un po' prima di proseguire per l'ultimo tratto, sono solo le 6.45. Osservo
la tecnica di chi procede ma molti dopo qualche metro tornano indietro;
il primo tentativo è a vuoto, al contrario di Lizia non riesco ad andare
avanti e così rimango da sola con Paola che però decide di ridiscendere…io
rimango ancora in questa specie di conca aspettando non so neanch’io cosa
o chi…forse un po’ di coraggio.
Arriva l'invasione dei giapponesi trendy che sembrano usciti dal catalogo
della Onix e l'orgoglio di non essere da meno mi spinge a fare un altro
tentativo! Il mio amor proprio dice che ce la devo fare! Il metodo è cercare
di camminare il più veloce possibile nel primo tratto, stando molto bassi…
Nonostante le buone intenzioni mi blocco subito (proprio quello che non
dovevo fare) e resto per 5 secondi immobile sdraiata per terra; poi riesco
a trascinarmi avanti ed alzarmi superando il punto critico. E' fatta!
Anch’io arrivo in cima a questo grande panettone…ma ormai sono le otto
e l'appuntamento ai piedi dell'Ayers con il gruppo è tra mezz’ora; non
ho tempo di fare tutto il giro panoramico, solo una foto e poi giù. Sgarro
di 6/7 minuti e nel frattempo Brat aveva già avvisato le altre che non
era tenuto ad aspettarmi! Che stronzo! Dopo pranzo parte del gruppo ci
lascia (le americane e Larry) ma in compenso acquistiamo Yu, taiwanese
che non si sa per quale motivo arriva solo ora. La sera raggiungiamo un
nuovo accampamento nei pressi del Kings Canyon e prepariamo la cena tagliando
chili di verdurine rigorosamente non spelate (su ordine del ducetto Brat)
ma il risultato è sorprendentemente soddisfacente. L'indomani si parte
all'alba per il Kings Canyon (sapete fa uno strano effetto concludere
una camminata di 3 ore, guardare l'orologio e realizzare che sono solo
le 9.30am!). Del nostro gruppetto ritardatari-causa-foto fanno ormai ufficialmente
parte anche Jay e Yu (che più che altro ci pedina) . Il Kings Canyon ci
conquista e penso che se fossi un eremita sarebbe il posto in cui mi piacerebbe
passare il resto della vita! Le diverse sfaccettature non finiscono mai
e continui a guardarti intorno incredulo per la forma delle rocce, per
i colori e per l'immensità del paesaggio. Tornati al campeggio abbiamo
sempre quella buona oretta per fare centomila cose: lavarci, raccogliere
tutto, pulire la tenda, preparare il pranzo, rassettare la cucina e caricare
il pulmino. Il punto è che noi sforiamo sempre di 4/5 minuti, non di più....
ma gli altri no! e per l'ennesima volta ci devono aspettare…. anche se
ormai ci vogliono bene tutti (o quasi) soprattutto i francesi con i quali
ci siamo fermati spesso a parlare in questi tre giorni ...erano così comprensibili!
Nel pomeriggio si viaggia verso Alice Spring siamo alla fine del tour
e ci congediamo dal gruppo; siamo tutti sistemati in hotel diversi, tutti
tranne Yu ( ormai un "personaggio" del nostro viaggio con la sua mania
a fotografare tutto e tutti e il suo inglese inesistente) che il destino
ha voluto con noi anche l'ultima sera. A dire la verità cerchiamo un po'
di sfuggirlo perchè... è una persecuzione! (che cattive il giorno dopo
verrà apposta a salutarci prima della nostra partenza lasciandoci il suo
indirizzo).
La serata ad Alice Spring è tranquilla ma con la mia fissazione nel cercare
ovunque un internet point, riesco anche a perdermi nella minuscola cittadina!
5 ottobr
e Si vola a Darwin dove la temperatura è caldissima e l'umidità al 200%!
Facciamo un giretto per la città, è moderna e non c'è un granchè da vedere
a parte la vegetazione rigogliosa; ma il caso vuole il giovedì ci sia
un mercatino a Mindil Beach. Verso le sei del pomeriggio la spiaggia si
riempie di gente che arriva giusto, giusto per guardare il tramonto e
così in pochi minuti la spiaggia si riempie di persone; poi tutti si spostano
verso le bancarelle dove si può trovare ogni genere di cucina, persino
quella svizzera... il che è tutto dire! La serata è inaspettatamente piacevole
tra la musica e l'atmosfera rilassata di questa piccola fiera. Conosciamo
Roberta, una ragazza siciliana che ha lavorato per 8 mesi a Sydney e ora
sta girando l'Australia tramite passaggi in auto organizzati; ci dà qualche
dritta per il Queensland anche se per lei i dieci giorni che noi abbiamo
a disposizione sono veramente pochi. Incontriamo anche dei ragazzi italiani
in viaggio da due giorni che ci raccontano della loro odissea per raggiungere
Sydney, persi nei meandri degli aeroporti di mezzo mondo, e del loro programma
: raggiungere Perth in camper percorrendo la costa in due settimane....massacrante!
2° TOUR 6-7-8 ottobre
Sveglia all'alba, anzi prima: il nostro nuovo tour parte alle 4.30 e siamo
tutte con le dita incrociate perchè temiamo un altro Brat! I nostri scongiuri
però funzionano e anche se ancora molto assonnate capiamo subito che Mick
è un grande!…oltre che carino, simpatico, biondo e con gli occhi azzurri....
e poi riesco a capire quello che dice!!!! Il gruppo è ridotto siamo solo
in otto: oltre a noi quattro e Mick ci sono una ragazza inglese (Sarah)
ed una coppia di giapponesi (Soso e Yumi) in viaggio di nozze.
Si parte: il primo giorno lo passiamo al Litchfield National Park assaporando
già da subito il piacere rigenerante di tuffarsi nei piccoli laghetti
ai piedi di una cascata... è giusto quello che ci vuole dopo aver camminato
nella foresta pluviale ad una temperatura impensabile se pensate che sono
solo le sette del mattino! Nel pomeriggio raggiungiamo il Mary River e
su una bagnarola non troppo stabile percorriamo un tratto di fiume dove
riusciamo chiaramente a distinguere qualche coccodrillo qua e là. Molti
se ne stanno immobili sulla riva e sembrano imbalsamati per i turisti,
altri invece non gradiscono la nostra presenza si immergono in acqua appena
si accorgono di noi. La sera ci sistemiamo nel campeggio, è davvero una
figata: nelle tende fisse ci sono i letti veri, la luce e il comodino!!!!
Mick prepara la cena e mentre cerchiamo di aiutarlo ci racconta un po’
di lui: è da febbraio che fa la guida… forse è proprio per questo che
ha tutto questo entusiasmo nel fare le cose: spiegare, parlare, apparecchiare
la tavola nel modo più carino possibile e proporre il brindisi! In giapponese
"cin cin " si dice "campai" o "capali" insomma qualcosa che assomiglia
a campari (infatti all'inizio avevamo capito così) ma non è. Dopo cena
ci accorgiamo che un wallaby ( un canguro in miniatura) ci aspetta fuori
dalla tenda e... gradisce il vino! infatti con le zampette cerca in tutti
i modi di accaparrarsi il bicchiere, è docilissimo e si lascia accarezzare…
anche perchè cerca di ottenere qualcosa da mangiare. Davanti al prefabbricato
dei bagni ce ne saranno almeno altri venti intenti a mangiucchiare erba,
al minimo rumore si fermano tutti e ti ritrovi 40 occhietti furbi che
ti osservano per cinque secondi, poi (forse non siamo così interessanti)
si rimettono a masticare. La compagnia non manca: dentro la doccia c'è
una ranocchietta verdissima, adorabile e all'interno un'altra un po' più
irascibile che dopo la seconda spruzzata di sapone decide che il rubinetto
non fa più per lei. Decido di fotografare l'indomani mattina visto che
ormai è buio pesto... peccato che la sveglia è alle 4.15 e a quell'ora
il buio è tale e quale! La levataccia però ha una motivazione più che
valida: vedere l'alba a Mumakala, secondo Mick “qualcosa di meraviglioso!”…speriamo
non l’abbia detto solo per convincerci! [ da quando sono tornata spesso
mi chiedono quale sia stata la cosa più bella che ho visto, io tergiverso
un po' e alla fine non rispondo ma tutte le volte il mio primo pensiero
è a Mumakala...].
Riusciamo ad arrivare in tempo per vedere i sole sorgere in tutte le fasi;
nella palude davanti a noi le anatre, starnazzano compatte nel loro schieramento,
dirigendosi prima a destra poi a sinistra ad intervalli regolari cozzando
un po' l'una con l'altra durante il dietro-front ma ricomponendosi sempre
con un certo contegno. Mick aveva ragione…è uno spettacolo unico e adesso
mi rimangio tutto quello che ho pensato quando, meno di un’ora fa, mi
ha svegliata! Anche i cereali e il latte (che non bevo più da 23 anni)
mi sembrano buoni..... La luce così particolare, i suoni, l'orizzonte....ok,
ma c’è qualcosa di più: è la pace di questo luogo che più di tutto ti
fa star bene, ti resta dentro e ti fa sentire appagato come se non ti
mancasse niente. (...come se...).
Nel pomeriggio dovremmo andare alla Jim Jim Falls e alle Twin Falls ma
le prime in questo periodo dell'anno non esistono perchè completamente
prosciugate quindi ci dedichiamo alle seconde. Ci spariamo qualcosa come
due ore di sterrato....e come se non bastasse ci sono delle cunette artificiali!!!!!
sullo sterrato!!! Durante il tragitto faccio opera di autoconvincimento…
mi spiego: le cascate si raggiungono solo a nuoto, secondo Mick circa
800 metri, ed io non sono proprio sicura delle mie capacità anzi sono
proprio sicura della mia scarsa resistenza in acqua...di solito in piscina
mi devo fermare a metà vasca per riprendere fiato appoggiandomi al bordo.
Ma qui come faccio?... “Però chissà quando ci ritorno!” e poi Mick dice
che sarà bellissimo e ormai di lui mi fido ciecamente. Per darmi un po'
di coraggio chiedo a Yumi come se la cava nel nuoto visto che non sembra
troppo atletica....risponde che ha fatto agonistica e al liceo ha vinto
molte gare! Appunto, come volevasi dimostrare farò la palla al piede anche
oggi... e come se non bastasse appena raggiunto il luogo da dove poi si
partirà ci troviamo davanti un bel cartello: " danger crocodile"! Olè,
mi ci voleva proprio questa carica di ottimismo! Mick ci spiega che si
tratta di coccodrilli di acqua dolce diversi da quelli di acqua salata
(fino a questo momento non sapevo neanche di questa differenza, beata
ignoranza...) non attaccano nemmeno se li tocchi ( ma è sconsigliabile)
e poi le Twin Falls sono visitate da centinaia di turisti all'anno la
possibilità di incrociare lo sguardo con un alligatore è minima... Saranno
i suoi occhi azzurri (di Mick!)... ma mi ha convinto. La nuotata non è
poi così faticosa, anche perchè teniamo tutti un ritmo lento, ma non sono
del tutto rilassata.... ogni volta che sfioro qualcosa mi rigiro di scatto
per vedere di che si tratta...sempre sassi. Si arriva alla spiaggetta
e poi alle cascate e mi rendo conto che un posto così non l'ho mai visto
prima d'ora....non puoi dire: "é come...", nella mia mente non c'è nessuna
immagine paragonabile a questo angolo di paradiso.
Ribattezziamo il posto Laguna Blu (anche per lo strano feeling tra Sarah
e Mick....): con la faccia nella sabbia, il movimento delicato delle onde
che ti bagnano ed lo scroscio dell'acqua...così passa il pomeriggio. Ritorniamo
alla base sempre attraverso buche, dossi e infossamenti ma rinfrescati
dalle fascette di gel freddo, offerte da Yumi,che ci appiccichiamo tutti
sulla fronte....per non parlare del ghiaccio per la nuca e di tutti gli
altri ritrovati delle erboristerie giapponesi....
L'ultimo giorno è di carattere più culturale, dedichiamo la mattinata
alla visita del centro aborigeno del Kakadu. Le incisioni e i disegni
sono sempre legati ad una leggenda come l'uso medicinale delle innumerevoli
specie arboree. Raggiungiamo un punto dove è stato girato "Mr. Crocodile
Dindee", così dice Mick (e se lo dice lui...) ma io non saprei. Nel pomeriggio
carichiamo tutto e riprendiamo la strada per Darwin sono quasi cinque
ore......un viaggio lungo e silenzioso. Quello che ci vuole al termine
di una settimana intensa: un po' di tempo per riflettere su tutto ciò
che mi è passato davanti agli occhi in questi ultimi giorni...il deserto,
il verde della foresta, le cascate, gli insetti... sò di aver assaporato
aspetti caratteristici e unici di questo continente. Ripenso a Sydney,
non sono passati neanche sette giorni ma a me sembra lontanissima come
un intenso ricordo, sarà che sembra di essere da tutt'altra parte del
mondo... Arriviamo a Darwin stanchi ma felici e salutiamo il resto del
gruppo grazie ai quali questo tour è andato veramente alla grande!!!!!!
Prima di addormentarci accendiamo la tv e c'è un G.P. in replica. Di solito
seguo la Formula uno e avevo intuito qualcosa da una telefonata fatta
giusto quella sera, ma non riesco proprio ad orientarmi....realizzo solo
ora che è domenica! Anche se quasi con gli occhi chiusi resisto fino alla
fine e mi guardo il faccione di Schumacher sorridente che solleva il trofeo…
domani mattina sveglia alle 4.00! di nuovo!....il volo per Cairns è alle
5.30.
3° settimana Cairns 9-10-11 ottobre
Ok, adesso abbiamo capito: i piloti della Ansett Airline stanno facendo
scuola guida e nessuno ha ancora seguito la lezione sugli atterraggi….
Il primo giorno a Cairns c'è il solito smarrimento.... del tipo che si
finisce per mangiare alle tre e passi il pomeriggio tra un information
centre e l'altro leggendo guide: ci fermeremo tre giorni e dobbiamo decidere
che fare. Alla fine affittiamo un appartamento in un residence ancora
in costruzione che proprio per questo è veramente un affarone! Il "castello"
(così lo ribattezziamo) ha ogni genere di confort....una bella spesa e
finalmente la sera ci mangiamo una carbonara come Dio comanda! Tra le
infinite possibilità di tour giornalieri in partenza da Cairns la democrazia
del nostro gruppo decide per il primo giorno Cape Tribulation: la spiaggia
ci sembra veramente il Paradiso anche se la giornata nel complesso si
rivela un po' una palla.… La guida del tour Rab è uno vero showman e ci
fa provare l' ebbrezza del bus-surfing cioè stare in piedi nel corridoio
del pulmino mentre lui zig-zaga con il volante. Purtroppo le sue origini
neozelandesi lo tradiscono rendendolo veramente incomprensibile… è vero,
io non mi impegno un granchè ma quando una californiana e una canadese
ti vengono a chiedere "ma che cosa ha detto?" be', ti viene qualche dubbio!
Il problema della giornata è che alla fine a Cape ci rimaniamo ben poco
e nel resto del tempo niente di interessante; per concludere in bellezza
ci portano a mangiare una sottospecie di intruglio ricavato da non so
quale frutto che spacciano per gelato e invece è veramente sbocchevole.
Il secondo giorno si opta per il rafting la mattina e Kuranda nel pomeriggio
ma incredibile... l'autista del pulmino nonchè istruttore è sempre lui:
Rab!!!! Cavoli come faremo a seguire la istruzioni per il rafting se non
riusciamo a capire neanche una parola di quello che dice?!! ....per fortuna
si va avanti a gesti! I partecipanti all'impresa sono 20 su 24 giapponesi
( le quattro siamo noi) e vederli preparare con elmetto, giubbino di salvataggio,
remo in mano e urlo di battaglia (con foto annessa) davanti al canotto,
mi fa sentire il generale Punzestöven all'inizio delle assurde prove di
"Mai dire Banzai!" (o forse Pocoto-pocoto perchè dicono che ho dei lineamenti
orientaleggianti!!!!!) Dopo le diecimila raccomandazioni e ripasso dei
comandi, si parte.... ci incagliamo subito ma poi proseguiamo alla grande.
Sicuramente
il percorso non è dei più spericolati anche perchè sono gli istruttori
a fare il grosso ma è divertente e lavorando un po’ di fantasia ti sembra
di aver portato a termine l’impresa della vita: dominare le rapidi! o
qualcosa che ci assomiglia..... Nel pomeriggio si va a Kuranda con la
skyrail, una funivia che passa sopra ai boschi di eucalipto e alla intricatissima
foresta pluviale. Al capolinea (Kuranda appunto) non c'è un molto da esplorare
a parte fare shopping nei negozi di manufatti artigianali (boomerang,
didgeridoo e opali). Il rientro è con un trenino finto-west ma passato
il primo (e unico) lookout sulla valle del fiume Barron, il resto del
percorso sembra tutto uguale e anche un po' noioso. (non sono riduttiva
è un giudizio popolare!)
12 ottobre
Diciamo addio a Cairns e al "castello" non prima però di aver portato
all'esaurimanto lavatrice e asciugatrice con innumerevoli lavaggi. Così
con i bagagli lindi e puliti partiamo in sella alla fiammeggiante Ford
Falcon station wagon...quello che ci vuole per quattro donne in viaggio
con tutto quello che hanno al seguito...(non vi ho detto che ad ogni check-in
abbiamo rischiato di pagare per il sovrappeso?).
Infiliamo
la Bruce HWY. Vento tra i capelli ( non è vero) e musica a palla: adesso
respiriamo la vera libertà....ci sentiamo un po' come Thelma & Louise
e Thelma & Louise (....be' siamo in quattro!!!). Ci guardiamo intorno
in questo paesaggio un po' continentale come i bambini sul trenino di
Gardaland... fa una certa impressione viaggiare da questo lato della strada
(sinistro): ti sembra di rischiare un frontale da un momento all'altro!
Ma questa HWY, nonostante sia tale, è ad una sola corsia! anche se è l'unica
via percorribile per la costa del Queensland....ma prima o poi si allargherà?
.... no, beccatevi una sola corsia per tutto il viaggio, qualche semaforo
qua e la, i passaggi dei trenini di canna da zucchero e non superate i
100km/h!
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Va be' per il traffico che c’è, quasi nullo, ci può anche stare. Bastano
poche ore di viaggio per capire che questi australiani sono strani anche
per i cartelli stradali, ne incrociamo veramente di particolari, introvabili
dalle nostre parti e Lizia inizia ad appuntarne qualcuno... [Apro una
parentesi sull'argomento... Va bene che si percorrono chilometri costeggiando
campi di banane ma è proprio necessario specificare con un cartello "DON'T
MOVE BANANA PLANTS"?!!!!!. Avete mai visto in Italia nella corsia opposta
la scritta "WRONG WAY, GO BACK!"????? Ok,magari è per la consapevolezza
che in tutto il resto del mondo ( o quasi )si guida dall'altra parte,
ma qui la prudenza non è mai troppa! E infatti il pezzo forte sono i cartelli
per una guida sicura, più che altro consigli. Ce ne sono con infinite
sfumature, alcuni esempi: "SURVIVE YOUR DRIVE", "TAKE A REST AND REFRESH",
"DON'T SLEEP, DRIVE!", "PASSENGER, IS YOUR DRIVER ALERT?", "BREAK YOUR
DRIVE, STAY ALIVE". La chicca però sono i cartelli che ti avvisano dei
controlli della polizia, ti dicono che per i prossimi 5 km la tua velocità
potrebbe essere controllata e poi ti trovi: "1st km, 2nd km...END 5th
km"! cioè ti avvisano anche quando puoi riprendere a schiacciare l'acceleratore!!!!
Oppure frasi del tipo: "YOUR SPEED WILL BE CLICKED", che suona come una
minaccia ma dopo qualche chilometro: "YOUR SPEED HAS BEEN CLICKED" così
ti metti il cuore in pace!!! Infine le aree di sosta dove trovi cartelli
come "NO FUNNY BUSINESS IN THIS AREA PLEASE!" o dei veri e propri test
come quello fotografato con Paola.]
La sosta pomeridiana è a Mission Beach che le guide contemplano come luogo
di pura ostentazione di muscoli e fisici statuari....sarà, ma noi arriviamo
ad una spiaggia del tutto deserta...forse dovevamo seguire le indicazioni
per South Mission Beach.?.. vorrà dire che per oggi ci accontentiamo dell’oceano
e di una tranquilla passeggiata su una sabbia compatta resa tale dal’innalzarsi
e abbassarsi delle maree. In serata arriviamo a Townsville ma verso le
otto di sera sembra già una città fantasma: il Mall è deserto... negozi,
bar tutto chiuso. Quando poi vediamo che anche Mc Donald ci ha abbandonato
iniziamo seriamente a temere per la nostra cena... Finalmente troviamo
un paio di locali aperti ma alle undici scatta il coprifuoco...ma che
città mortorio! Neanche un internet cafè aperto! Vorrà dire che per questa
sera recupereremo qualche ora di sonno...
13 ottobre
Piove. L'idea di andare a Magnetic Island salta, per l'ora di pranzo ci
si rimette in marcia e mentre le altre visitano l'acquario, degno di nota,
io mi godo un'abbondante colazione e mi rifugio in un internet point per
mantenere viva la mia corrispondenza. Il maltempo ci accompagna per tutto
il pomeriggio e pensare che da qualche parte abbiamo letto che Townsville
è una delle città con la più alta percentuale di giorni di sole: 360 all'anno!
Nel tardo pomeriggio arriviamo ad Airlie Beach: musica, colori, cibo....
vita! La piccola cittadina turistica è punto di partenza per le famose
Whitsunday Islands meta obbligatoria per chiunque passi per il Queensland.
Con un po' di fatica riusciamo a trovare una stanza nel backpacker, il
nostro balcone è esattamente sopra un pub all'aperto...potremmo fare le
ragazze cubo! In più oggi è venerdì 13: la festa delle streghe in maschera!
Si ballerà tutta la notte? Macchè! alle undici fatichiamo a trovare un
bar che faccia ancora caffè e a mezzanotte anche la musica si spegne....
I nuvoloni all'orizzonte non promettono niente di buono per domani ma
noi incrociamo le dita... [Dalla mail scritta quella sera ai miei amici:
"....Stasera siamo arrivate a Airlie Beach e domani tutto il giorno e'
dedicato a sole e mare nelle Whitsunday islands (si scrive cosi?). Ripeto
SOLE E MARE quindi concentratevi anche voi per noi perche' dire Whitsunday
senza sole e' come dire Milano senza la madonnina, Roma senza Borromini
e Bernini, New York senza tombini fumosi... come il cappuccino senza schiuma,
la Sant Honoree senza bigne', Homer senza la birra Duff,....come la facolta'
di architettura senza l'aula IV o i Roosters senza Meneghin....insomma
cose mai viste!!! ( tranne le ultime due, mio malgrado!)..."]
14- ottobre
I bookmakers inglesi davano le Whitsundays con la pioggia 100 a 1... perchè
non abbiamo scommesso?!!! Ci saremmo ripagate il viaggio. Adesso pretendo
almeno che il sig. Murphy mi dedichi una delle sue leggi! (..visto che
sono un ottimo sponsor anche per tutte le altre!) Ebbene sì l'irreparabile
è accaduto, la sfiga si è scagliata contro di noi insieme a pioggia, nuvole,
vento, freddo e gelo....ok, forse sto esagerando! Ma Whiteheaven Beach
senza sole non è Whiteheaven beach! Passiamo tutto il tempo sospirando:
"...chissà come sarebbe con il sole...". Nel pomeriggio con la barca si
raggiunge un altra isola dove si fa snorkelling ma io non riesco a beccare
la tartaruga che tutti riescono a vedere!!!! Vabbe’ bello ugualmente soprattutto
per chi come me non ha mai visti un fondale marino così ...ma sempre con
quel dubbio amletico...e con il sole?
15 ottobre
Poichè la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo… oggi, che da
tabella di marcia dobbiamo percorrere almeno 500 km, c'è un sole stupendo!!
Che si fa, si butta via così? Piuttosto facciamo la tirata fino a notte
fonda ma la mattina bisogna dedicarla al relax! Presa questa decisione
la rotta è verso l'isola più vicina a Airlie Beach ovvero Long Island
meta più che altro dei clienti dell'Hotel intorno al quale è funzionale
tutta l'isola.... insomma una cosa molto turistica come l'amaca tra due
palme sulla spiaggia....ma una foto la facciamo ugualmente, immortalando
anche questo puro e sano momento di svacco tipo viaggio alpitur! Nel pomeriggio
ci si rimette in viaggio: ci si alterna alla guida e nelle scelte musicali….anche
se per qualche strana coincidenza ci ritroviamo continuamente e paradossalmente
a canticchiare “…quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi…”
ma se siamo dall’altra parte dell’emisfero!…non si può…allora ogni volta
cerchiamo la versione alternativa. Il percorso è abbastanza monotono e
piatto interrotto solo qua e là da brevi soste per sgranchirsi le gambe
e mangiare qualcosa in mini autogrill …e più sono sperduti e piccoli e
più le patatine fritte sono buone…(questo è un giudizio da esperto perché
le ho testate ovunque se n’è presentata l’occasione). Verso le 6pm è già
buio pesto, le strade non sono illuminate e si incrociano poche macchine,
forse meno dei canguri che si vedono morti ai bordi della carreggiata….purtroppo.
Giusto ieri leggevo la mail di un’amica che mi raccomandava di osservare
bene le stelle dell’emisfero australe (che non si riescono a vedere nel
nostro ) e la “Croce del Sud” punto di riferimento come per noi è la Stella
Polare. L’informazione è azzeccatissima e proprio questa sera il cielo
è una stellata unica, tempestato di luci fittissime, incredibile; rimaniamo
per un po’ ad ammirare questo spettacolo quando ci accorgiamo che non
c’è la luna….che fine ha fatto? Solo qualche minuto più tardi riusciamo
a vederla ....è bassissima proprio sulla linea dell’orizzonte poi col
passare del tempo si alza.
In serata arriviamo a Yeppon poco prima di Rockhampton, trovare un posto
dove dormire è un’impresa ardua, più che altro la fatica è trovare qualcuno
che risponda al campanello visto che le receptions sono già tutte chiuse.
Poi chidendo al cameriere del bar che sta di fronte al locale dove il
gestore tiene anche le chiavi delle camere del motel che è giusto lì dietro
ma che si raggiunge facendo il giro dell’isolato…riusciamo a conquistare
un camera! Tempo di parcheggiare nel cortile, salire in camera, riscendere
e anche quell’unico locale, quell’unica fonte di cibo, è chiuso. No!!!!
4° settimana 16 ottobre
Da qualche parte, in qualche guida, appunto di viaggio, volantino pubblicitario,
scontrino della spesa, abbiamo trovato un asterisco su Great Keppel Island
che per questa validissima ragione diventa la meta della mattinata. Il
traghetto da Roslyn Bay, a pochi chilometri da Yeppon, arriva all’isola
fermandosi direttamente sulla spiaggia che proprio per questo in quel
punto non è uno splendore ma bastano pochi metri per ricredersi e convincersi
di non aver fatto l’ennesima levataccia per niente. Mettetela come volete:
sarà la delusione delle Whitsundays, sarà il sole caldo che finalmente
si sente sulla pelle, sarà che in cinque minuti le 40 persone scese dal
traghetto dietro di noi sembrano dileguate ma a noi sembra di essere arrivate
nel posto più bello da quando abbiamo iniziato la nostra discesa nel Queensland:
quello che aspettavamo!
Raggiungiamo l’altra parte dell’isola dove la spiaggia sembra ancora più
bella prima attraversando i boschi della collina e poi costeggiando il
mare tra rocce e sabbia. Purtroppo abbiamo giusto il tempo di sdraiarci
un po’ al sole e già dobbiamo lasciare l‘isola per riprendere il nostro
tragitto verso sud. Anche questo pomeriggio i chilometri sono tanti ma
noi siamo un po’ più leggere e allo stesso tempo più cariche, un po’ più
sorridenti e allo stesso tempo più pensierose o forse solo già un po’
impazienti perchè domani ci aspetta Fraser Island. La sera si raggiunge
Hervey Bay o almeno così dicono i cartelli …l’uscita dalla Bruce HW è
giusta, ma a parte un agglomerato di case non si riesce a vedere un’insegna,
un neon acceso o un segno di vita. Le nostre informazioni ci dicono che
la cittadina è composta da cinque centri abitati uno attaccato all’altro;
non chiediamo tanto ma almeno trovarne uno su cinque! Arrivate sull’esplanade
ci fermiamo nel primo (e unico!) posto in cui affittano camere: è ancora
aperto! La signora in ufficio è la caricatura della Maga Magò, è la cinquantenne
più rugosa del Queensland e anche la più impestata dal fumo: ha una tosse
cronica che riesce a calmare solo ogni tanto con una sorsata di whisky,
almeno così ci dice mentre si accende una sigaretta; ci fa vedere la camera:
è carina e c’è anche la cucina, ci fermiamo. L’unico intoppo è un bel
ragnone che ci dà il benvenuto appena prendiamo possesso della camera.
Farlo fuori è un po’ dura, è abbastanza grosso: come il palmo di una mano,
cicciotto e con le zampette corte; allora rincorriamo la signora, che
ci sembra abbastanza navigata, con la scusa di sapere se è velenoso o
no ma con la speranza che lo tolga di mezzo! Infatti per lei sembra routine:
si mette a chiamarlo “oh, come on! spider…”, poi “con passo felino (!!!)
ed abile mossa” lo fa salire sulla scopa (l’ho detto che era una maga!)
e lo fa accomodare su una pianta del parcheggio….easy! Dopo aver fatto
la radiografia alla camera in cerca di figli, parenti o amici del ragno,
andiamo alla scoperta della fantomatica Hervey bay proseguendo sull’esplanade….ESISTE!
compare qualche luce ma ormai i locali sono già tutti chiusi! Per fortuna
c’è uno di quei negozi aperti 24/24 ore (un nobel a chi li ha inventati!)
e così riusciamo a mettere lo stesso qualcosa sotto i denti.
17 ottobre
Il bus che ci porterà al traghetto per Fraser Island ci aspetta giusto,
giusto davanti al nostro alloggio (è bastata una telefonata della Maga-scaccia-ragni
per questo pick-up di favore!) e il cocchiere è un signore sorridente
e del nostro target: non meno di 65 anni! Nel tragitto aguzzo la vista
(e ce ne vuole!) per cercare di vedere qualche balena… ma neanche l’ombra.
Il nostro è uno quelli che si può definire il classico daily tour, credo:
si attraversa l’isola con il pullman senza renderti ben conto di dove
ti trovi e di cosa ti circonda…per fare il punto della situazione allora
aggiungiamo l’optional del girettino su un non-so-come-si-chiama piccolo
aereo a 4 posti. Così si riescono a vedere bene le dune di sabbia e farsi
un’idea della conformazione dell’isola. L’aver pensato di visitare Fraser
Island in un giorno però è stata una pessima idea, sicuramente vale la
pena fermarsi di più, almeno per vedere il lago Mc Kenzie che non è invece
contemplato nel nostro mini tour… Però il bello di non riuscire a vedere
qualcosa è che appunti il nome sulla tua agendina e dici: questo lo vedrò
la prossima volta…..e più la lista si allunga e più sei certo che ci tornerai
e che ci sarà una prossima volta.
18 ottobre
Siamo arrivate a Brisbane nel tardo pomeriggio percorrendo finalmente
un pezzo di autostrada come si deve: a quattro corsie. Dopo Sydney questa
è la prima vera città che incontriamo cioè con grattacieli, traffico,
strade sopraelevate, etc, etc… Forse è destino che sia la nostra ultima
tappa prima di tornare a Milano…..
19 ottobre
Mail del 19 ottobre: “Purtroppo siamo agli sgoccioli, oggi e' partita
Paola che deve ricominciare a lavorare dopodomani...e cosi l'atmosfera
si e' un po' rattristata... Oggi vera giornata da milanesi! Siamo andate
in un parco o meglio una specie di zoo di koala, canguri etc.; lo so tutt'altra
cosa che vederli per caso su qualche albero ma non potevo partire senza
aver visto questi simpatici animaletti. Chiaramente il parco era invaso
da giappa e non serve dire che era la cosa più turistica del mondo ma
mi e' piaciuto ugualmente. Dovete beccarvi come i koala si abbarbicano
sugli alberi e riescono a dormire in qualsiasi posizione; uno e' stato
per 10 minuti in posizione "tram alle 7.00 del mattino" appoggiato ad
una zampa, un altro era tipo Budda a testa in giu! E dormono, e dormono...
I canguri, animali intelligenti, hanno capito in tempo zero che rompiscatole
sono i bambini piagnucoloni che si divertono a tirargli la coda e cosi
giravano alla larga; però erano troppo docili e calmi secondo me erano
drogati e nessuno mi convincerà del contrario! Nota divertente della giornata:
a Brisbane i parcheggi lungo le strade sono liberi dalle 7.00pm prima
sono adibiti a carico/scarico; arrivando, come noi, verso le 6.45pm ti
ritrovi gia' una fila di auto ma con a bordo ancora il guidatore, alle
7.00 spaccate si aprono in perfetta sincronia le portiere e tutti scendono
perché solo dal quel momento si può lasciare in sosta la macchina! Precisione
australiana!” 20 ottobre Giorno di shopping e tour generale di Brisbane
… ma qui vogliono spacciare una chiesa dell’altro ieri come uno dei migliori
esempi di arte neogotica! E far passare come intervento di restauro un
campanile in cemento armato nuovo di pacca!….lasciamo perdere….deformazione!
Molto meglio i giardini, il parco dove nell’88 è stato allestito l’Expo,
la zona del Casinò e il Mall affollato. La sera c’è un gran movimento
di gente sia perché è venerdì sia per questi cinque giorni di Festival
di Brisbane… secondo noi, però, ci deve essere anche qualche matrimonio
in giro o una serata in maschera perché altrimenti certi abiti da dove
saltano fuori?…forse da una torta di compleanno?….de gustibus…
21ottobre
Fino a ieri sera eravamo più che convinte che oggi avremmo passato la
giornata a Moreton Island dove all’imbrunire i delfini si avvicinano a
riva… ma il tour si effettua tutti i giorni tranne il sabato….averlo saputo
prima! Il tempo non è dei migliori, come da due giorni a questa parte,
ma questo non ci fermerà nel nostro ultimo giorno! Decidiamo quindi di
scendere verso sud sulla Gold Coast fino a Byron Bay ma spostarci di 200
km non ci aiuta a trovare il sole! Fino al primo pomeriggio neanche il
vento si fa troppo sentire e i surfisti se ne stanno appollaiati sulle
loro tavole; poi il cielo si apre e finalmente riusciamo a vederli in
azione…. a tenere banco, però, sono due ragazzi con una specie di canoa
che usano la stessa tecnica dei surfisti (….non so, magari è uno sport
vero e proprio con un nome e lo troveremo alle prossime olimpiadi…ormai
nascono come i funghi!). Io preferisco fare una lunga passeggiata sulla
spiaggia, la giusta conclusione di questo viaggio: tra 24 ore sarà già
in volo e tra 72 …vorrei non pensarci ma è inevitabile…. Allora cerco
d’incrociare lo sguardo di ogni persona come nel disperato tentativo di
fissare tutti questi volti nella mente e riuscire a portarmi via il più
possibile, così da poter dire tra un mese: di Byron Bay ricordo anche
quel surfista stanco sulla spiaggia e il suo sguardo disincantato verso
l’oceano… Prima di riprendere la strada per Brisbane arriviamo fino al
faro di Byron Bay: il punto più a est dell’Australia e riusciamo a vedere
anche qualcosa che si muove tra le acque… ma sì, un delfino!!! Adesso,
allora possiamo veramente tornare a casa ….
22 ottobre
Brisbane/Sydney- Sydnay/Milano Ultima mail delle ore 10.00am locali:“Ho
giusto un minutino.... anche se mi sono svegliata all'alba avevo 10000
cose da fare: in primis cercare di chiudere il mio borsone e alleggerire
al massimo il bagaglio a mano (qui sono fiscali) ma un 1kg di burro di
arachidi dove lo metto? Ieri sera ho cambiato gli ultimi 20 dollari per
le cose indispensabili: un Royal Copenhagen (gelato + buono del mondo),
cappuccino e brioche e le ultime cartoline. A proposito non le riceverete
prima di un mese visto che devono ancora essere imbucate (oltre che scritte!).
Insomma tutto come al solito: non sono riuscita a comprare niente di quello
che volevo o volevate (capito family?) ma ho comunque il portafoglio vuoto
o meglio pieno di ricevute di carta di credito. Non aspettatevi di vedermi
con la tintarella: il sole nell'ultima settimana non e' stato troppo clemente
e adesso sta addirittura piovendo! Insomma una partenza triste anche se
me ne vado con la convinzione di tornare (sicuramente) se non nel prossimo
viaggio (andrò in oriente a scoprire le mie vere origini!) tra qualche
tempo ma certamente ci rivedremo AUSSIE! ...e poi non posso deludere tutti
quelli che quando ti salutano ti dicono "see you later"! Adesso passo
e chiudo devo affrontare l'impresa più difficile...trovare un quotidiano
australiano che non abbia in prima pagina K.Freeman o J.Thorpe!!! ….infine
i ringraziamenti: a Luca che mi ha dato la possibilità di scrivere, di
entrare a far parte di questa grande famiglia di reporter e di avere i
miei 10 minuti di gloria!! ad Alessandro e Paolo per avermi fatto conoscere
Luca e per aver risposto sempre a tutte le mie mail pallose con richieste
informative tipo terzo grado; ad Emanuela che per prima mi ha consigliato
di visitare questo sito; a Lizia, Paola e Stefania che mi hanno sopportato
per un mese parlando inglese anche per me! Ciao a tutti! Irene
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