La storia: io scrivo il diario del mio viaggio in Australia, Alessandro e Paolo mi leggono e quando arrivano in Australia scrivono anche loro senza nemmeno avere il tempo di incontrarci, poi conoscono Irene e la convincono a tenere viva la fiammella di Tripreport. Ed eccola qui, Irene, di Luino sul Lago Maggiore, che ci racconta un'Australia di cui ha visto molto in poco tempo.    
 

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  Ciao a tutti! Sono Irene ho 24 anni, sono di Luino (ridente cittadina sul Lago Maggiore), studio architettura e mi inserisco tra i tanti reporter di questa "lunga estate" iniziata da Luca.
La nostra e' una combriccola di quattro donne: Lizia, Stefania, Paola (hostess di terra all'aeroporto milanese di Malpensa) ed io (infiltrata). Il principale impulso che mi ha spinto qui in Australia e' stato l'evento-Olimpiadi, anche se lo scopo del nostro viaggio e' assoluta vacanza!...in realta' cercare di vedere mezza Australia in un mese e' un 'impresa tutt'altro che riposante. Siamo arrivate a Sydney il 25 settembre e dopo una settimana (alla fine dei giochi) abbiamo iniziato il nostro tour ( simile a quello di Alessandro e Paolo) attraverso il Red Centre, passando poi nel Northern Territory per giungere infine a Cairns da dove e' iniziata la discesa nel Queensland. Meta Brisbane (appena raggiunta) da dove tra pochi giorni riprenderemo il volo per Sydney con rientro diretto per l'Italia. Come vedete sono ormai alla fine del viaggio, vi raccontero' in diretta solo la conclusione per poi tirare un po' le somme delle tre settimane passate: intense, divertenti e ricche di aneddoti. Ultimo appunto: NON SONO una delle fantomatiche donne di Alessandro e Paolo (saranno mai esistite?) anche se ci siamo conosciuti (non in senso biblico!) a Sydney, ma e' grazie a loro (hanno messo una buona parola con Luca) che adesso "esisto" anch'io in questo sito!
 
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Ciao ragazzi il mio sarà un report al "passato" ( nonostante i verbi al presente) perchè al momento della stesura il mio viaggio si è già concluso ed io sono già rientrata in patria. Spero comunque di riuscire a trasmettere le sensazioni reali di quei giorni e di "raccontarmi" senza vene malinconiche.

1° settimana: 26 settembre-1°ottobre -SYDNEY

Appena giunte a Sydney ci troviamo nell'italianissimo ambiente della casa del sig. Rio. Un nostro amico? Un parente? No! semplicemente un arzillo 84enne di Torino che ormai vive da anni in Australia e che, senza neppure conoscerci, non ha avuto problemi a ospitarci. Il fervore dei giochi olimpici non dà tempo di ambientarsi: bisogna subito buttarsi nella mischia. Come prima cosa dobbiamo cercare di recuperare i biglietti ( già pagati in Italia) per la finale di volley, quindi prima tappa della giornata: Olympic Park. Il marasma è generale ma non caotico, non disordinato. Puoi sederti al lato del lungo viale che collega la diverse strutture sportive... non sai chi sta giocando la gara della vita a due passi da te ma puoi vedere la fiamma olimpica ardere, incrociare sconosciuti con la scritta "ATLETA" sul cartellino al collo, perderti nella miriade di colori e in meno di un'ora avere il numero di telefono di 3/4 bagarini...:sei alle Olimpiadi! Sul finire del pomeriggio raggiungiamo il centro di Sydney dove incontriamo Alessandro e Paolo. Ci raccontano un po' del loro viaggio, degli australiani, della città e della vita di quei giorni [ in seguito ci ritroveremo spesso in quanto detto da loro quella prima sera]. Ci salutiamo e, con la spavalderia che distingue l'italiano medio quando parla di sport o il bolognese medio quando parla di basket, ci diamo appuntamento per la semifinale di pallacanestro (partita che non sarà mai giocata dall'Italia), certi di superare in scioltezza i quarti fumandoci gli australiani... ERRORE!!!! I cangurotti aussie sbeffeggiandoci per quella buona ora e mezza giungeranno balzellon balzelloni in semifinale al nostro posto! (scusate se insisto e metto il dito nella piaga ma sono stata un testimone oculare del fattaccio quindi lo devo proprio raccontare... e poi la piaga è la mia!) - Italia-Australia (quarti di basket) - Belle come il sole, spacchiamo il minuto...be' non proprio, anzi.... Lizia ed io arriviamo trafelate davanti al palazzetto; mancano due minuti all'inizio della partita e non abbiamo ancora i biglietti. Ci guardiamo intorno e dopo qualche secondo riusciamo ad individuare John (il nostro bagarino di fiducia) che nonostante i 25 minuti di ritardo ha ancora i nostri biglietti! sentiamo che quella è la nostra giornata (!). Entriamo caricatissime con tanto di bananone ciquita e tricolore ma in mezzo secondo ci ritroviamo nel mortorio di un palazzetto dove non ci sono striscioni, bandiere, tamburi o cori... eppure sta giocando l'Australia! Noi cerchiamo di farci sentire il più possibile: incitando, cantando e ballando con le assurde musichette che fanno da sottofondo ai time-out (tipo: "se sei felice tu lo sai batti le mani"!) mentre gli aussie ci guardano basiti. La partita non è niente di che e il primo tempo si conclude più o meno in parità. Nell'intervallo cerchiamo di cambiare postazione e metterci dietro la panchina dove abbiamo individuato un gruppo di italiani abbastanza coreografici che, grazie al cartello "Ciao mamma", potrebbero assicurarci un'inquadratura in mondovisione; ma l'impresa di superare le guardie svizzere travestite da volontari del servizio d'ordine non riesce: ci sgamano subito e ci accontentiamo di avvicinarci al campo scendendo qualche fila. Il secondo tempo è ad alti e bassi (prima sotto di 10 poi break di 12-0 e sopra di 2) per arrivare ad un finale punto a punto e persino il pacato pubblico di casa inizia a scaldarsi (anche se più che "aussie, aussie, aussie, oi, oi, oi!" non sanno dire). Il mio cuore regge a fatica questo continuo testa a testa e probabilmente anche le mani dei nostri giocatori iniziano a tremare visto che negli ultimi 10 secondi ciccano clamorosamente il canestro della vittoria e per tre punti siamo fuori! I nostri visetti tristi commuovono anche i canadesi davanti a noi che, per consolarci, ci regalano delle spillette del loro paese e ci chiedeno di rimanere a fare il tifo per il Canada ( che di lì a poco avrebbe affrontato la Francia). Ma il nostro sguardo è eloquente, non riusciamo ancora a capacitarci dell'accaduto anche se l'analisi tecnica è semplice: abbiamo buttato nel cesso l'Olimpiade disputando una pessima gara contro una squadra che invece ha fatto la partita della vita (in seguito non replicheranno). That's it! I giorni successivi passano velocemente gironzolando per i vari quartieri della città, raggiungendo i diversi punti della baia con i ferries e snocciolando foto all' Opera House che ogni volta sembra offrire un profilo diverso, più bello...da immortalare. Venerdì sera dopo una giornata stremante (vogliamo sfruttare ogni istante) raggiungiamo Darling Harbour; ci ritroviamo in mezzo ad un fottio di gente super infighettata e noi concissime e sfatte passiamo davanti a locali con la scritta "solo atleti". Incrociamo un ragazzo italiano e gli chiediamo della semi finale di volley: la faccia non promette niente di buono e infatti....l'Italia ha perso e addio finale per l'oro! Dopo la delusione nel basket (non ancora smaltita) anche questa! La notizia ammazza il morale della serata che si conclude davanti ad una pizza veramente pesa nel silenzio dell'incazzatura (interrotto solo qua e là da frasi del tipo "è possibboli? Non è possibboli!")

Domenica 1° ottobre

il nostro ultimo giorno a Sydney nonchè chiusura dei giochi. [cinque giorni sono veramente pochi soprattutto in una città così e soprattuto in questa particolare settimana ricca di eventi, spettacoli, ritrovi. Sydney ,come dire, necessita di essere vissuta e "respirata" fino in fondo nei suoi quartieri, locali, giardini, parchi, spiagge e tramonti] Vinto l'impulso di rivendere il biglietto della finale di pallavolo, dedichiamo il pomeriggio alla gara olimpica, come è giusto che sia visto che è tre mesi che l'aspetto. Assistiamo al match per il 3/4 posto tra Argentina e Italia e poi alla vera e propria finale tra Yugoslavia e Russia ma nessuna forte emozione dalle due partite. La prima giocata senza troppo entusiasmo con l'Italia che conquista il bronzo senza troppi problemi contro un avversario non al suo livello; la finale, invece, è una bella gara con una Yugoslavia dilagante che non ha dà speranze alla Russia; si vede una buona pallavolo a tratti spettacolare ma personalmente non riesco a tifare per nessuna delle due. La cosa più bella è assistere alla premiazione (credo che questa sia quella con il podio più lungo); anche se l'inno non è quello italiano l'emozione è palpabile, si avverte in tutto il palazzetto e quell'ufficialità che gli australiani sanno sottolineare bene (nonostante si vestano da cow-boy) ti fanno sentire nel bel mezzo di qualcosa di significativo che a suo modo entra nella storia. (sono arrivata molto vicina alla commozione e chi mi conosce sa che è un evento) In più c'è la soddisfazione di vedere un sacco di maglie arancioni di olandesi che oggi proprio non centrano niente e che dopo averci soffiato l'oro quattro anni fa pensavano di farla franca anche quest'anno e invece oggi non ci sono del tutto! C'è una giustizia al mondo! Unica nota stonata di tutto l'insieme è l'atteggiamento di alcuni giocatori italiani; è ragionevole essere amareggiati per un oro mancato, soprattutto se favoriti, ma quei musi lunghi e quelle facce scocciate durante la premiazione, potevano anche risparmiarsele per rispetto verso chi ha meritatamente vinto e per chi quel giorno è comunque lì e sta applaudendo! (fine della predica) La sera nel centro di Sydney per la cerimonia di chiusura sembra esserci tutto il mondo (o almeno i 18 milioni di australiani). Bisogna riuscire a trovare il punto strategico per vedere i fuochi d'artificio illuminare la baia progressivamente e culminare con l' "esplosione" dell'Harbour Bridge in una pioggia di luci. Tentiamo di raggiungere l'Opera House o almeno di avvicinarci, ci siamo quasi ma la massa di gente è veramente fitta e non si va avanti. Adottiamo il piano B: fare un giro più largo... ILLUSE!!! Iniziamo a vedere gente seduta in mezzo alle strade e ci domandiamo perchè; ben presto ci rendiamo conto che quelli sono gli unici posti disponibili e ci accaparriamo il nostro angolo di marciapiede, che detto così suona male ma rende l'idea. Il clima di festa è incontenibile e lo spettacolo unico!!! Vederlo solo in parte e di scorcio non è importante, l'importante è esserci; tutto è così vicino e vero che si può toccare e potrò sempre dire "quel giorno c'ero anch'io!".

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